Parlare, a volte, sembra più faticoso di quel che è.
Resti in tensione e quasi in apnea, come se stessi “reggendo” qualcosa, chiedendoti perché non riesci a lasciarla andare.
Un nodo allo stomaco e una leggera ansia che fa capolino, quando hai più di 3 persone davanti o senti il bisogno di dire ciò che provi davvero.
Sai cosa dire, ma non sempre come dirlo senza irrigidirti, scoraggiarti o metterti sulla difensiva. Soprattutto quando la posta in gioco si alza un po’.
A volte è la paura di esporsi.
A volte è il pensiero di essere rifiutati.
A volte è il timore di non farsi capire, perché non ci piace la nostra voce.
A volte non è niente di tutto questo.
È solo la mente che si prende troppo sul serio.
Così resti sul tecnico. Tutto apparentemente sotto controllo.
E intanto la relazione con l’altro o con il pubblico rimane fuori. Ad aspettare.
Comunichi bene.
Eppure dentro sai che manca ancora qualcosa.
Non per fare scena. Per sentirti in connessione.
Parlare, muoverti, incontrare.
E divertirti.