È tutto molto più semplice. Sorridi.

Prima di entrare, fermati un attimo.

Per alleggerirti.

Qualche respiro più lento del solito.

Le spalle che si ammorbidiscono.

Nota dove sei.

Ascolta il tuo corpo, prima ancora della testa.

Lascia andare le tensioni.

Questa è la soglia della presenza consapevole.

Da qui si accede alla stanza della tua presenza abitata.

Non è un concetto astratto, di quelli che riempiono la bocca,

che poi capiscono in tre.

È un luogo gentile e sicuro in cui stare, partendo da te.

Parlare, a volte, sembra più faticoso di quel che è.

Resti in tensione e quasi in apnea, come se stessi “reggendo” qualcosa, chiedendoti perché non riesci a lasciarla andare.

Un nodo allo stomaco e una leggera ansia che fa capolino, quando hai più di 3 persone davanti o senti il bisogno di dire ciò che provi davvero.

Sai cosa dire, ma non sempre come dirlo senza irrigidirti, scoraggiarti o metterti sulla difensiva. Soprattutto quando la posta in gioco si alza un po’.

A volte è la paura di esporsi.
A volte è il pensiero di essere rifiutati.
A volte è il timore di non farsi capire, perché non ci piace la nostra voce.
A volte non è niente di tutto questo.

È solo la mente che si prende troppo sul serio.

Così resti sul tecnico. Tutto apparentemente sotto controllo.
E intanto la relazione con l’altro o con il pubblico rimane fuori. Ad aspettare.

Comunichi bene.
Eppure dentro sai che manca ancora qualcosa.
Non per fare scena. Per sentirti in connessione.
Parlare, muoverti, incontrare.

E divertirti.

30

anni di esperienza

+ 500

persone in aula ogni anno

+2000

ore di coaching one to one

Ti riconosci in alcune di queste sensazioni?

Forse è il momento di trasformarle
e abitare la presenza con spirito leggero e semplicità.

È ora di metterti in Azione.

Sul palco, davanti a una videocamera,

in una riunione importante o in una conversazione delicata.

Respira.
Sorridi.

Poi fai un passo avanti.

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